Visita pediatrica Alessandria

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L‘importanza del pediatra

Pubblicato Giovedì, 14 Giugno 2001 12:00 Scritto da La redazione

E’ lo specialista che meglio può verificare le condizioni psicofisiche dei ragazzi anche dopo l’infanzia

Dopo aver superato felicemente gli anni più delicati dell'infanzia, essere stato vaccinato contro le principali malattie infettive, aver goduto di un'alimentazione sana, ed aver svolto attività sportive di vario genere, l'adolescente raggiunge, di solito, uno stato di salute ottimale che gli permette di ricorrere al medico assai raramente. Tuttavia, pur essendo ormai al sicuro da gravi malattie presenti in passato, egli non è, né potrebbe essere, immune da qualche disturbo minore. Ma, proprio l'abitudine ad una salute quasi perfetta e la necessità di adeguarsi ai modelli di perfezione fisica, e addirittura di bellezza, imposti dal cinema, dalla tv e dai mass media, rendono assai più gravi, quasi insopportabili, malattie anche modeste e d'altronde inevitabili, come: i difetti visivi (con la necessità di portare gli occhiali), la malocclusione dentaria (con la conseguente "macchinetta"), la bassa statura, l'obesità, l'acne.
E' certo che nel giovane, ancor più che nell'adulto, i rapporti tra soma e psiche si intrecciano strettamente mentre la scarsa abitudine a sopportare delusioni o difficoltà anche modeste si somma alla paura che difetti anche lievi dell'aspetto fisico possano provocare lo scherno dei coetanei o addirittura l'esclusione dal loro mondo. Si capisce allora come insuccessi scolastici o malattie di poco conto (come un’obesità modesta o una manifestazione acneica più accentuata), possano indurre un ragazzo a manifestare disagi anche profondi.

Di fronte a questi problemi ed all'inevitabile retroterra psicologico che sta sempre alla base di essi, il medico può fare molto. Ma come? E, soprattutto, quale medico? E' ormai largamente ammesso, anche in sede legislativa, che la figura più indicata a prevenire queste difficoltà di crescita, debba essere il pediatra. E questo perché solo il pediatra ha una particolare familiarità con i problemi dell'accrescimento infantile e giovanile (che va da 0 a 20 anni).
Solo il pediatra è in condizioni di conoscere e valutare attentamente non solo l'ambiente psicologico e sociale in cui il giovane vive, ma anche la sua famiglia, compresi i nonni, i cugini (che spesso sono anche suoi pazienti) e i vari parenti.
Eppure, salvo lodevoli eccezioni, né il giovane né la sua famiglia accettano volentieri che, dopo la pubertà, sia ancora il pediatra ad occuparsi del figlio “ormai grande”. C'è un vago desiderio di liberarsi di una figura benevola ma autoritaria, la cui immagine si associa allo sgradevole ricordo di lunghe teorie di “iniezioni” (le vaccinazioni e, magari, qualche antibiotico), una figura che imponeva controlli periodici e abbastanza severi, che rimproverava i genitori di non occuparsi abbastanza dei figli o, magari, di occuparsene troppo, che cercava di imporre diete corrette in tot...

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