Trapianti renali nei bambini L'Aquila

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Trapianti renali nei bambini

Pubblicato Lunedì, 21 Maggio 2001 12:00 Scritto da La redazione

Nuovi studi hanno portato ad una notevole riduzione dei casi di rigetto dopo il trattamento chirurgico

Negli ultimi 20 anni sono stati condotti molteplici studi, che hanno enormemente ampliato le nostre conoscenze sulle problematiche concernenti il trapianto d’organo in età pediatrica. Vi è stato un costante lavoro per ottimizzare la preparazione del paziente candidato al trapianto, la selezione del donatore e del ricevente per compatibilità immunologica, la conservazione dell’organo dal donatore al ricevente, le tecniche chirurgiche, le terapie immunosoppressive, la gestione del paziente nell’immediato post-trapianto e quella a lungo termine. Tutto questo ha portato ad un progressivo miglioramento dei risultati, ma la sopravvivenza dell’organo a lungo termine rappresenta ancora oggi un problema aperto, su cui si sta concentrando la maggior parte degli studi sperimentali. Considerata ad esempio la popolazione pediatrica che ha ricevuto un trapianto renale da donatore cadavere nel 1987-1988, rispetto a quella del 1997-1998, la sopravvivenza dell’organo dopo un anno è passata dal 71% al 93%, e per quelli che hanno ricevuto l’organo da un donatore vivente è salita dall’88% al 94%.
Molti fattori hanno contribuito a migliorare tali risultati, come le dosi più alte di ciclosporina A, la riduzione di trasfusioni pre-trapianto e l’eliminazione dell’utilizzazione dei reni infantili. Vi è stato inoltre un miglioramento nei casi di perdita dell’organo dovuta ad episodi di rigetto acuto (immediato), ma non altrettanto si è ottenuto per quello che riguarda il rigetto cronico (a distanza di tempo dal trapianto), e quindi per ciò che riguarda i risultati a lungo termine.

La probabilità di sviluppare un rigetto acuto nel primo anno dopo il trapianto si è ridotta al 47% nei trapianti renali da donatore cadavere ed al 40% nei trapianti da donatore vivente; la probabilità di sopravvivenza del rene trapiantato dopo 5 anni in quest’ultimo gruppo è stata stimata del 78,5%. Sono stati condotti vari studi statunitensi e francesi per individuare i fattori di rischio che conducevano all’insorgenza del rigetto cronico, e tutti hanno portato alla medesima conclusione: il rigetto cronico come causa di perdita dell’organo è significativamente più comune in riceventi che hanno avuto più di un rigetto in passato, rispetto a quelli che ne abbiano presentato uno solo (34,8% contro l’8,9%).
Gli studi in corso sono quindi per lo più rivolti a prevenire i rigetti acuti e quindi ritardare l’insorgenza del rigetto cronico, per arrivare all’obiettivo finale che è la completa tolleranza, a tempo indeterminato, dell’organo trapiantato. Per capire perché un rene viene rigettato bisogna considerare diversi fattori, il principale dei quali è l’intolleranza da parte del sistema immunitario che considera “e...

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